Tino e Tula

Il piccolo Tula viveva nella piscina di una grande parco acquatico. Era un delfino acrobata. I suoi grandi salti facevano divertire i bambini e ogni applauso lo faceva gioire. Un pomeriggio mentre sonnecchiava sentì due umani parlare di un posto meraviglioso chiamato “mare”.  Ascoltò i due dire: – E’ un luogo grandissimo dove vivono tanti animali e bellissime piante –.  Sentì che i delfini lì erano molto felici  perché vivevano liberi. “Libertà, libertà, libertà”. Nei giorni successivi non riusciva a togliersi dalla mente quella parola di cui non conosceva il  significato.  Quella parola era diventata il suo tormento: – Perché gli umani associano il mare alla felicità? Cosa è questo mare dove abitano altri delfini? – Tula pensava che tutti i delfini vivessero dentro grandi vasche e che la felicità consistesse nel divertire ogni giorno il pubblico. Con il passare del tempo non ci pensò più e continuò la sua vita di sempre. Tula cresceva, e crescendo la piscina diventava sempre più piccola per lui. Provava sempre di meno quella bella sensazione di gioia quando faceva le sue acrobazie. Le sue dimensioni aumentavano e rischiava di andare fuori dalla piscina e farsi male. I suoi istruttori lo sgridavano: – Tula! Salti piccoli, altrimenti ti romperai l’osso della coda e non potrai esibirti più! – Tula era sempre più triste. Ad ogni applauso non provava più gioia, e aveva una gran voglia di piangere. Avrebbe voluto fare salti immensi e nuotare a gran velocità, ma ciò non era possibile. Un giorno, dopo il solito spettacolo, un bambino, di nome Riccardo, gli si avvicinò. – Tula, sei bellissimo, le tue acrobazie sono veramente divertenti – sussurrò. – Non sai però che io non mi diverto affatto – avrebbe voluto dire il delfino, ma il bimbo scappò via perché i suoi genitori lo richiamavano. Nella fretta  un piccolo sacchetto di plastica che teneva in mano cadde nella piscina. Subito Tula andò sott’acqua per prenderlo e restituirlo al bimbo. Sorpreso scoprì che dentro c’era un po’ d’acqua e un pesciolino rosso che lo guardava impaurito. Tula bucò il sacchetto per liberarlo, ma il pesciolino tremando gli disse: – Mi chiamo Tino. Ti prego, non mi mangiare! –. Tula rispose: – Perché dovrei? Io cerco solo un amico –. Il pesciolino rosso si stupì, ma pensò di fidarsi di lui e gli si avvicinò. Tula gli raccontò la sua storia. Tino commosso gli  disse: – Tu meriti di vivere in mare per nuotare in libertà e saltare fino a toccare le nuvole. – Di nuovo Tula sentiva la parola “mare” e ancora una volta aveva la sensazione che fosse amica della parola “libertà”. Tino diede a Tula tante interessanti informazioni su quello che avrebbe dovuto essere il loro ambiente naturale di vita. Così il delfino scoprì che il mare è un bellissimo posto dove abitano molti delfini, ma anche tanti altri animali e piante. Tula sospettò che il suo amico stesse inventando tutto per consolarlo; per questo gli chiese – Chi ti ha dato tutte queste informazioni? – Io vivevo a casa di Riccardo dentro un piccolo  acquario e gli umani parlavano sempre del mare. Inoltre lo vedevo sempre dentro un quadrato che gli umani chiamano televisione dove magicamente si vedono delle immagini, delle persone che parlano fra loro oppure raccontano storie che si chiamano film. –  I due amici si abbracciarono, adesso avevano un traguardo comune da  raggiungere: il mare. Studiarono un piano di fuga dalla piscina: un grande salto avrebbe fatto arrivare Tula nel vicino fiume del parco. E poi… i fiumi vanno a finire al mare, quindi sarebbe bastato lasciarsi guidare dalla corrente. Il delfino si allenava ogni giorno nonostante la piscina fosse ormai piccolissima per lui; spesso sbatteva contro le pareti e si faceva male. I suoi infortuni lo facevano arrabbiare e pensava di non farcela, ma appena pensava al suo obiettivo la rabbia diventava grinta. Determinato continuava ad allenarsi, puntava sulle proprie capacità, sapeva che poteva farcela perciò non si lasciava abbattere dalla fatica. Una notte si sentì pronto: si concentrò e con un grande salto, con Tino sul dorso, si tuffò nel fiume. Si lasciarono trasportare dalla corrente e arrivarono fino al grande mare. Era veramente meraviglioso! Coralli, anemoni e tante altre piante colorate; i cavallucci marini facevano gare di velocità, scintillanti perle cercavano la conchiglia più bella dove abitare, i gamberetti marciavano all’indietro mentre meduse, granchi, stelle marine ed altri animali del mare facevano il tifo. Ad un certo punto tutto divenne nero e i due amici urlarono per la paura. – Dove credete di andare voi due? Non potete entrare in questa zona. Gli atleti si stanno allenando per le Olimpiadi! – urlava una grossa seppia – .

– Olimpiadi? – chiese timidamente Tula, mentre Tino si nascondeva dietro di lui. – Non ditemi che non sapete che ci sono le Olimpiadi del mare? Se non andate via spruzzo ancora altro nero – continuava a urlare la grossa seppia.

I due amici delusi si allontanarono. Tino, che sapeva tutto del mare, spiegò a Tula che le Olimpiadi sono delle importanti gare sportive; vi partecipano atleti provenienti da tutti i mari del mondo. Tula sentiva ancora quella grinta che provava quando si allenava dentro la piscina del parco acquatico, quindi si prefissò un altro traguardo: vincere le Olimpiadi del mare. Restava da convincere la seppia a farlo passare. Il giorno dopo la seppia era ancora a fare la guardia e quando li vide arrivare li minacciò di spruzzare di nuovo il suo nero. Tula spiegò che era un atleta e voleva iscriversi alle Olimpiadi. La seppia sorridendo disse che per essere ammessi si dovevano superare due prove: saltare dentro i cerchi e fare un difficile slalom tra grandi conchiglie. Tula era ben allenato, quindi superò tutte le prove senza difficoltà e fu ammesso alle gare di nuoto. Si allenava ogni giorno, sempre con Tino sul suo dorso a incoraggiarlo.  Tula fece delle belle gare, ma  non vinse nessuna medaglia. Da vero sportivo accettò le sconfitte. Il suo vero premio fu vivere nel suo ambiente naturale, fare tuffi altissimi fino alle nuvole, nuotare in libertà e ammirare ogni giorno le bellezze della natura.

Classe IV D sede Nazario Sauro

Il video della storia realizzato  dalle tirocinanti della facoltà di Scienze della formazione primaria di Palermo Adriana Polizzotto e Federica Maniscalco

 

 

 

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...